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Miniera La Grasta

Delia
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la grasta

Si hanno notizie della miniera La Grasta sin dalla metà dell’800: fino agli anni ’30 del ‘900 la solfara è stata coltivata con l’arcaico metodo degli “archi, colonne e pasture”, sfruttando la manodopera dei carusi che trasportavano a spalla il minerale dalle viscere della terra fino in superficie.  Dopo la Seconda Guerra Mondiale viene costruito un piano inclinato per il trasporto dello zolfo con un argano mosso dotato di motore elettrico. Inoltre, viene introdotto un impianto di arricchimento formato da tre calcaroni.  Negli anni ’60 la solfara viene riaperta e rinnovata con strutture introdotte dall’E.M.S., a cui viene affidata la gestione, al fine di trovare uno sbocco occupazionale ai lavoratori in esubero. Solo nel 1987 i sotterranei de La Grasta vengono abbandonati e tutti gli imbocchi vengono chiusi con il metodo del ritombamento alla fine degli anni ’90. Oggi l’area della solfara è recintata e vi si accede tramite un cancello di ingresso dotato di un’attigua portineria. A livello archeologico La Gresta non è particolarmente interessante per la modernità tecnica degli impianti di superficie e di sottosuolo.

 

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